Cronache Vaganti di Silvia Cerioli

A chinese lion statue

Perché Cronache vaganti? Perché le idee migliori mi vengono quando vago, appunto, per la città. I motivi dei miei giri sono quelli di una comune mortale: lavoro, famiglia, spese, burocrazia, amici, svago. Tuttavia, non smetto mai di fare quello che, da sempre, è il mio sport preferito: osservare, curiosare, capire. Insomma, sono un’impicciona, per giunta giornalista, che si occupa di uffici stampa: un lavoro che, senza curiosità, è impossibile fare. Per questo, non smetto mai di guardarmi intorno. Amando la politica (o forse dovrei ammettere che ne sono malata) e, al tempo stesso, svolgendo il mio “sporco” mestiere, scrivere è praticamente un passaggio obbligato. Le Cronache vaganti mi rappresentano bene anche nei colori. Non a caso, quelli del sito sono i miei preferiti: verde, arancio, oro e ocra. Le foglie secche autunnali sono una vecchia passione di quando ero bambina, il rumore mentre le calpesti, a mio parere, è meraviglioso. Attenzione: sono anche pettegola ed il mio punto di vista può spesso apparire quello della vecchia zia che, servendo tè o caffé, comincia i discorsi dicendo: “Non è per parlar male, ma…”. Per fortuna, in mio soccorso c’è il grande Leo Longanesi, che in una delle sue opere più famose si interrogava: ci salveranno le vecchie zie? Io, che faccio parte della terribile categoria, sono sicura di sì.

CVGM: Curriculum Vitae Genitorialmente Modificato

Silvia Cerioli April 27th, 2010

L’8 maggio prossimo si festeggia la Festa del CerVello di mamma e papà. Non è uno scherzo, ma un’iniziativa per chi ha famiglia e per chi, come me, ci crede fermamente anche se non ha pargoli. Sul loro blog Genitoricrescono, Serena e Silvia spiegano che, imparando a fare i genitori, ci si istruisce anche su molte altre cose. A essere più flessibili ma anche puntuali nel rispondere alle esigenze altrui (a cominciare da quelle del pupo), più pronti nella gestione degli imprevisti, più tolleranti e abili nel confronto, più sensibili nel captare segnali importanti, ma poco visibili, più efficienti nella distribuzione degli impegni.
Insomma, si diventa migliori attraverso la scuola più difficile che esista, dove gli esami non finiscono mai e la pagella è sempre a rischio insufficienza. Perché allora non inserire queste nuove competenze nel proprio curriculum vitae? In Scandinavia, terra all’avanguardia in molti campi, già si fà, consapevoli che chi svolge il duro mestiere del genitore porterà nel suo lavoro il bagaglio di conoscenze e qualità affinate dalla gestione familiare. Ecco, dunque, la proposta, decisamente originale: chi è d’accordo con questa filosofia, può modificare il proprio Cv, sottolineando come l’attività genitoriale abbia prodotto una crescita delle proprie “skills”. E sabato 8 maggio, tradizionale Festa della Mamma, chi lo desidera invierà il curriculum così revisionato alle aziende. In pratica, sarà la presentazione ufficiale del CVGM: il Curriculum Vitae Genitorialmente Modificato. Perché, come si legge su Genitoricrescono, “Più siamo, più rumore faremo. Sarà una piccola rivoluzione che porterà il mondo delle aziende a riflettere su questo aspetto”. Il loro invito, che condivido pur non essendo mamma, è molto chiaro: l’8 maggio, fai vedere che hai CerVello!
Il mio sito è povero ma onesto. Mi leggono quattro gatti, che manco commentano ma mi parlano a voce! Però vorrei tanto che, grazie a questa iniziativa, le mie amiche mamme ed i miei amici papà la smettessero di pensare che essere genitori significhi, in qualche modo, scusarsi tutti i giorni per questa scelta di vita. E’ vero, non è facile. L’Italia è un Paese di familisti a parole, assai poco propensi nei fatti a rendere l’azienda a misura di vita familiare. Allora, cominciamo noi. I piagnistei a poco servono, occorre far capire al mondo del lavoro che fare la mamma, fare il papà significa avere una marcia in più, perché allenati a impegnarsi su livelli diversi, senza mai perdere la visione d’insieme. E questo, checché ne dicano certi sterili carrieristi con vita personale a quota zero, vale moltissimo. Vale un lavoro, verrebbe da dire.

Per info: www.genitoricrescono.com

Tendenza Renata

Silvia Cerioli April 21st, 2010

A tre mesi dalla mia ultima incursione sul mio sito, ricomincio con una piccolezza. Sarà un caso, ma da quando la signora Polverini è stata eletta presidente, la frangetta che le adorna la fronte è divenuta di moda. Lo si nota per le strade di Roma, lo confermano i parrucchieri. Speriamo non avvenga altrettanto per l’abbronzatura color melanzana di Gianfranco Fini, presidente della Camera e suo primo sponsor. “Nero di rabbia”, è la sapida battuta con la quale, a Montecitorio e dintorni, si scherza sul suo attuale colorito (e sul suo passato).

Un buon motivo per sposarsi

Silvia Cerioli January 11th, 2010

Claudio Amendola non è nuovo alle uscite stravaganti. Annuncia di sposarsi, ma per un motivo, per così dire, socio-politico. In Italia, ha spiegato, non ci sono ancora i Pacs e teme quindi che la sua compagna, Francesca Neri, non possa usufruire dei diritti tipici della posizione di “moglie riconosciuta”. Di qui, l’idea di portarla all’altare. L’attore aggiunge poi che non sopporta la storia delle pubblicazioni, che fanno sapere a tutti, letteralmente, i fatti tuoi.
Fossi in Francesca Neri, sarei incazzata nera. Non arrabbiata, incazzata, termine volgare che però rende bene l’immagine dell’essere umano adirato e pieno di aggressiva animosità. Venti anni di convivenza, in barba alle regole, una coppia sicuramente innamorata e allergica a certi conformismi e lui, il mitico Giulio dei Cesaroni, si arrende alla filosofia piccolo borghese del “sistemarsi”. Complice il passare degli anni e l’avanzare degli acciacchi, si mette in testa che, in caso di ricovero, non consentirebbero alla sua amata di stargli accanto, in quanto priva di bollino coniugale. Non parla dei tanti anni passati assieme, delle cose condivise, della voglia di stare ancora in coppia. No, lui concentra tutto il suo argomentare sul ricovero in ospedale. Una donna di fascino come la Neri merita ben altro, a mio parere. E poi, la storia del gran rifiuto del capezzale, con tutto il rispetto, è una scemenza. Per Amendola non vale quello che, purtroppo, è ordinaria amministrazione per i comuni mortali. Il vip si vede spalancare le porte, mica chiuderle. Inoltre, davvero l’attore si recherebbe in una struttura pubblica ospedaliera? Credo piuttosto che, giustamente, opterebbe per una clinica di alto livello.
Resta comunque il fatto che nessuna donna assennata e indipendente si farebbe sposare soltanto per stare al fianco del suo uomo in ospedale o per contare sull’eredità. E per Francesca Neri, una che quando cammina tra la gente fa sentire tutte delle cenciaiole (vista con i miei occhi, mica al cinema), non deve essere carino sentir parlare di letti d’ospedale invece che di inviti a nozze.

P.S. Sulle partecipazioni pubbliche, sono d’accordo. Un modo per sposarsi senza grandi clamori, però, si trova. Caro Amendola, di recente Giovanna Mezzogiorno è riuscita in questa impresa. Si procuri il numero di telefono della collega e se lo faccia spiegare. Anzi, deleghi l’operazione alla bella Francesca: la solidarietà tra donne esiste, almeno per quanto riguarda l’organizzazione matrimoniale. Auguri.

Pennacchi, un grande che se ne va

Silvia Cerioli December 14th, 2009

“A’ Ceriò, te stai a sbaglià…”. Gianni Pennacchi, grande notista politico del “Giornale” se n’è andato all’improvviso, a soli 64 anni. Ed io, che l’ho sempre considerato un mito e l’ho visto in azione, ripenso ad una frase sentita al telefono, alcuni anni fa, mentre discutevamo di un noto personaggio dell’economia italiana. Mi aveva chiesto informazioni, sapendo che maneggiavo parecchi retroscena per la rubrica “Spifferi dal Campidoglio”, ma alcune cose non gli tornavano. Lui, però, da persona ironica e lieve, non mi attaccava, non mi trattava acidamente, come avrebbe fato qualsiasi altro solone del giornalismo nostrano. No, lui mi prendeva in giro, bonariamente, facendomi ridere: “A’ Ceriò, te stai a sbaglià”. Darei 100 dei miei errori da giornalista, con relative sue correzioni, pur di riaverlo qui. Per i suoi articoli, il coraggio, la simpatia, la bravura. Si muoveva per i corridoi del “Giornale” sorridendo a noi ragazzi, con quel suo guizzo malizioso, mai maligno. Quel “Pernacchi” inflittogli pochi giorni da da Alessandra Mussolini non mi era andato giù. E vorrei tanto, per davvero, essermi sbagliata oggi, aver letto una notizia inventata. Come quando, anni fa, la France Press annunciò la morte di Monica Vitti, per poi smentire, visto che l’attrice era viva e vegeta. Ma ci sono troppi lanci Ansa di cordoglio per potermi illudere che sia andata così.

Per capire Fini, basta un libro

Silvia Cerioli December 3rd, 2009

Se non riuscite a capire Gianfranco Fini e non vi bastano spiegazioni sintetiche che si riducono ad una parolaccia, ma volete davvero comprendere, c’è soltanto una cosa da fare: reperire in libreria o tramite web il libro di Alessandro Giuli, ottima firma de “Il Foglio”, sull’evoluzione della destra italiana. Uscito un paio di anni fa, si intitola “Il passo delle oche”. E non ci si riferisce a quelle, mitiche, del Campidoglio.

Chiuso per lavori

Silvia Cerioli October 30th, 2009

Gianfranco Fini chiude la Camera dei Deputati fino al 9 novembre. Ufficialmente, perché le proposte di legge ora all’esame di Montencitorio non hanno copertura finanziaria, quindi bisogna ridiscutere tutto. Peccato: si poteva lanciare l’apertura 24 ore su 24, in modo da garantire un’accelerazione dei lavori. Di rischiare la sollevazione degli onorevoli, però, il presidente non se l’è sentita. In fondo, si passa alla storia anche così.

Tu quoque, Giulio

Silvia Cerioli October 23rd, 2009

C’è cascato anche il mitico Tremonti, nella trappola del posto fisso. Nel giro di pochi giorni, me ne ha fatte due: la banca del Sud e la benedizione del posto fisso. Passi per la prima, ma la seconda…
Il posto fisso in Italia indica una cultura ben precisa, che ben poco ha a che fare con il tosto Tremonti, avvocato tributarista e proto-leghista. Indica inamovibilità, calma piatta, ripetitività del lavoro e dei pensieri, perché tanto la minestra è sempre assicurata, pure se ti beccano in flagranza di reato penale. Questo, soprattutto nel posto pubblico. Nel privato significa un buon contratto, ma non certo il matrimonio con la scrivania. Semmai, il diritto ad una buonuscita. Ma soprattutto, cultura del posto fisso significa fissità nel tempo e nessuna garanzia di merito. Ti ho messo lì e vuoi anche fare qualcosa?
Sia chiaro: agli italiani, il posto fisso, piace. Abbiamo troppo da fare, da discutere: calcio, cellulite, Grande Fratello, i video di Marrazzo e le donne di Berlusconi, le Hogan da comprare alla figlia (senza, pare, non si sopravvive all’adolescenza), gli acquisti al mercatino, il cellulare ultimo modello, i programmi del satellite, i malanni della suocera e lo sciopero nelle giornate di pioggia. Impossibile pensare pure a lavorare. Da Tremonti, in tutta onestà, non me l’aspettavo. Però, se riesce ad abbassare davvero l’Irap e magari anche l’Irpef, torno ad amarlo come prima. Anzi, più di prima.

Giulianone, dove sei?

Silvia Cerioli October 8th, 2009

Ieri, pur di seguire il dibattito in tv sulle reazioni alla bocciatura del lodo Alfano, mi sono ridotta a guardare “Exit”, con gli atteggiamenti finto-ingenui di Ilaria D’Amico, e “Porta a porta”, dove Bruno Vespa appariva talmente sotto shock da non riuscire a calmare i suoi ospiti. Compreso Berlusconi via telefono. Giuliano Ferrara, dove sei? Ci manca il tuo stile. Ci manca persino Ritanna Armeni. Vi prego, esautorate la Gruber, che in verità non vi ha mai sostituito nei nostri cuori, e tornate al vostro salotto politico fatto di intelligenza, ironia e capacità di analisi. Lo so che Giulianone è stanco dell’Italia e si è barricato al “Foglio” e che la Armeni non ne vuol più sapere de La7. Ma dobbiamo proprio morire di D’Addario in prima serata?

Meno male che c’è Angela

Silvia Cerioli October 1st, 2009

Meno male che in Germania ha vinto la mitica Angela Merkel. Posso ricordare all’universo mondo che questa signora è andata avanti in politica perché decisa e competente? Mica deve ringraziare le quote rosa. Saltamartini e Carfagna, imparate, please…

Culo e politica

Silvia Cerioli September 10th, 2009

Era soltanto questione di tempo, ora è ufficiale: decolleté e lato “B” sono entrati in politica, grazie alla campagna elettorale per le politiche in Germania.
Il caso è scoppiato nel distretto di Berlino, fondamentale nella contesa elettorale. Ha cominciato Vera Lengsfeld, collega di partito di Angela Merkel nella Cdu, con un manifesto che la ritraeva insieme al premier tedesco durante il festival di Bayereuth. Le due signore, per l’occasione, erano in abito da sera assai scollato, particolare, questo, sottolineato ad arte nel manifesto. Sotto i pettorali delle esponenti democristiane, campeggia la scritta: “Noi abbiamo di più da offrire”. La Lengsfeld, per la cronaca, è un’esperta politicante, ha studiato teologia ed ha un passato da dissidente anti-Ddr.
Halina Wawzyniak, giovane avvocato e rappresentante dell’estrema sinistra, ha replicato con un manifesto che sembra la copia di quello inventato da Oliviero Toscani per l’Unità. Trattasi, infatti, di culo minigonnato (quello di Toscani era esteticamente più gradevole, però), con l’invito a votare per la Wawzyniak e lo slogan “con il sedere nel Bundestag”. Il vecchio “Georgia on my mind” suona più suggestivo.
Due donne, in una circoscrizione culturalmente all’avanguardia, con un passato non certo da veline. Eppure, il messaggio non è proprio raffinato e pare assai distante dall’attuale clima politico tedesco, decisamente più aggressivo rispetto ad altre campagne elettorali ma comunque assai lontano dalle cadute di stile nostrane. Tutto si spiega con l’obiettivo di battere Hans-Christian Ströbele, il veterano dei Verdi dato per favorito nel distretto berlinese. Per contrastare un vecchio leone, si punta dunque su tette e culo. Dispiace che a farlo, senza nemmeno un briciolo di ironia, siano due donne.

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